
E poi Istanbul, Santa Sofia, sec. XII
Il mio intervento, dal titolo “Velut maris stella. Il valore dell’acqua nel culto di Maria in età bizantina”, ha proposto un’analisi interdisciplinare del significato mistagogico e simbolico dell’acqua in relazione alla devozione mariana nel mondo romano-orientale, dall’età paleocristiana fino alla media età bizantina.
Le fonti bibliche e patristiche risultano particolarmente ricche di riferimenti al valore simbolico dell’acqua: Cristo stesso è definito “fonte di vita” e, a partire da questa immagine, si sviluppa un articolato legame con la Madre, che già nel Vangelo di Giovanni – nell’episodio delle Nozze di Cana – assume una funzione mediatrice rispetto alla missione del Figlio.
Per i Padri della Chiesa, da Ambrogio a Efrem Siro, da Agostino a Teodoreto di Cirro, Maria è “nuvola di pioggia” o “fonte sigillata”, ma anche immagine simbolica del fiume Giordano, con profondi legami escatologici con il Battesimo. Ancora più ricco è l’Akathistos, inno composto nel tardo V secolo per celebrare l’Annunciazione (25 marzo), le cui strofe presentano numerosi richiami al rapporto tra la Vergine e l’acqua, a loro volta inseriti in una fitta rete di rimandi alle fonti veterotestamentarie e alla precedente tradizione patristico-liturgica. La Theotokos – attributo ormai centrale, almeno a partire dalla definizione dogmatica del Concilio di Efeso del 431 – è il “mare che inghiotte il faraone”, nemico degli Ebrei nell’Esodo e assimilato al Diavolo, ma anche il “fiume dalle molte correnti”, la “nave per coloro che vogliono salvarsi” e il “porto sicuro per i naviganti della vita”.
Una simile e complessa trama di richiami trova riscontro anche nel dato archeologico: sono infatti numerosi gli edifici di culto dedicati a Maria sorti in prossimità di strutture portuali, così come quelli edificati presso sorgenti e fonti che, nel tempo, assumono una valenza sacrale anche in virtù della devozione mariana a esse connessa. Esempi celebri sono la chiesa di Santa Maria della Probatica a Gerusalemme, il santuario del Kathisma presso Mar Elias (tra Gerusalemme e Betlemme), fino ai noti casi della Pégé e del santuario delle Blacherne a Costantinopoli. In tali contesti, il valore mariano non si configura come un elemento univoco o direttamente determinato, ma appare piuttosto come il risultato di una complessa stratificazione devozionale, in cui fenomeni di sincretismo con precedenti accezioni religiose, nuove interpretazioni e pratiche di pellegrinaggio convergono in una rielaborazione cultuale originale.
In conclusione, il rapporto tra Maria e l’acqua si articola secondo molteplici prospettive di indagine, tutte ricche di potenzialità, la cui lettura complessiva – pur inserita in una tradizione mariologica ampia e articolata – sembra richiedere ancora uno studio sistematico dedicato.
Desidero infine ringraziare Alessandro Abrignani e l’associazione Mediterraneo Antico per avermi offerto l’opportunità di approfondire questo tema e di presentarlo a una platea attenta e partecipe, composta da studiosi e non specialisti.


