E poi Istanbul, Santa Sofia, sec. XII
- 28 apr
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Il mio intervento, dal titolo “Velut maris stella. Il valore dell’acqua nel culto di Maria in età bizantina”, ha proposto un’analisi interdisciplinare del significato mistagogico e simbolico dell’acqua in relazione alla devozione mariana nel mondo romano-orientale, dall’età paleocristiana fino alla media età bizantina.
Le fonti bibliche e patristiche risultano particolarmente ricche di riferimenti al valore simbolico dell’acqua: Cristo stesso è definito “fonte di vita” e, a partire da questa immagine, si sviluppa un articolato legame con la Madre, che già nel Vangelo di Giovanni – nell’episodio delle Nozze di Cana – assume una funzione mediatrice rispetto alla missione del Figlio.
Per i Padri della Chiesa, da Ambrogio a Efrem Siro, da Agostino a Teodoreto di Cirro, Maria è “nuvola di pioggia” o “fonte sigillata”, ma anche immagine simbolica del fiume Giordano, con profondi legami escatologici con il Battesimo. Ancora più ricco è l’Akathistos, inno composto nel tardo V secolo per celebrare l’Annunciazione (25 marzo), le cui strofe presentano numerosi richiami al rapporto tra la Vergine e l’acqua, a loro volta inseriti in una fitta rete di rimandi alle fonti veterotestamentarie e alla precedente tradizione patristico-liturgica. La Theotokos – attributo ormai centrale, almeno a partire dalla definizione dogmatica del Concilio di Efeso del 431 – è il “mare che inghiotte il faraone”, nemico degli Ebrei nell’Esodo e assimilato al Diavolo, ma anche il “fiume dalle molte correnti”, la “nave per coloro che vogliono salvarsi” e il “porto sicuro per i naviganti della vita”.
Una simile e complessa trama di richiami trova riscontro anche nel dato archeologico: sono infatti numerosi gli edifici di culto dedicati a Maria sorti in prossimità di strutture portuali, così come quelli edificati presso sorgenti e fonti che, nel tempo, assumono una valenza sacrale anche in virtù della devozione mariana a esse connessa. Esempi celebri sono la chiesa di Santa Maria della Probatica a Gerusalemme, il santuario del Kathisma presso Mar Elias (tra Gerusalemme e Betlemme), fino ai noti casi della Pégé e del santuario delle Blacherne a Costantinopoli. In tali contesti, il valore mariano non si configura come un elemento univoco o direttamente determinato, ma appare piuttosto come il risultato di una complessa stratificazione devozionale, in cui fenomeni di sincretismo con precedenti accezioni religiose, nuove interpretazioni e pratiche di pellegrinaggio convergono in una rielaborazione cultuale originale.
In conclusione, il rapporto tra Maria e l’acqua si articola secondo molteplici prospettive di indagine, tutte ricche di potenzialità, la cui lettura complessiva – pur inserita in una tradizione mariologica ampia e articolata – sembra richiedere ancora uno studio sistematico dedicato.
Desidero infine ringraziare Alessandro Abrignani e l’associazione Mediterraneo Antico per avermi offerto l’opportunità di approfondire questo tema e di presentarlo a una platea attenta e partecipe, composta da studiosi e non specialisti.





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